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Sunday 17 February 2008 |
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L' Associazione Jalla Onlus nasce nel giugno 2003 dall'esigenza di un gruppo di ragazzi di impegnarsi in esperienze concrete di scambio e collaborazione internazionale.
Il nome Jalla, che in arabo è un’incitamento comune al movimento e all’azione, sintetizza la nostra volontà di affrontare le situazioni di crisi a partire dai nostri territori per arrivare a quelli colpiti dai conflitti, con la consapevolezza che anche dalla conoscenza, dallo scambio e dalla condivisione si possono creare le condizioni per una crescita civile e democratica di una società.
Il gruppo è nato sulla spinta delle mobilitazioni di appoggio alla popolazione palestinese durante la seconda Intifada: le carovane di solidarietà attiva e la presenza di osservatori che hanno operato nei territori occupati hanno rotto il muro di colpevole omertà che la comunità internazionale mantiene nei confronti dell’occupazione militare israeliana.
La volontà di non disperdere il patrimonio di risorse e intelligenze messo in moto da queste esperienze ci ha spinto a costituire un'associazione allo scopo di poter realizzare interventi di cooperazione e sviluppo in Cisgiordania e nella striscia di Gaza, impegnandosi a mantenere il carattere di reciprocità delle esperienze di solidarietà internazionale.
Abbiamo individuato come area d'intervento quella della formazione e quella soprattutto rivolta al mondo giovanile, con la consapevolezza che tra le prime vittime di ogni guerra, di ogni occupazione militare e di ogni pace ingiusta, sono proprio bambini e ragazzi.
Jalla è un luogo di vita associativa democratico, autonomo, apartitico. Nostro obiettivo è quello di estendere e rafforzare il legame tra la comunità palestinese e quella italiana tramite lo scambio culturale, promuovendo attività e progetti ricreativi, formativi,sportivi, di conoscenza e comunicazione.
L’impegno dell’Associazione parte quindi dalla volontà di operare anche nel nostro paese, l’Italia, e nella città di Milano, al fine di sostenere e promuovere tutte le iniziative volte a favorire lo scambio culturale e a rompere la barriera culturale che l’ ”occidente” ha imposto nei confronti del mondo arabo.
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